I PFAS: cosa sono e come si rimuovono

Cosa sono?

Le sostanze perfluoroalchiliche (PFAS), note anche come perfluorati, sono inquinanti di origine antropica che derivano da aziende chimiche che producono derivati del fluoro con una vasta applicazione in vari settori industriali grazie alle loro caratteristiche di essere impermeabili all’acqua e ai grassi e di essere molto resistenti alla normale degradazione: dal politetrafluoroetilene, posto in commercio come “Teflon” e usato tra l’altro come antiaderente per le padelle ai tessuti speciali come il “Goretex” per l’abbigliamento sportivo, ma anche la produzione di detergenti, cere per i pavimenti, vernici e additivi per schiume antincendio.

I PFAS sono caratterizzati da una catena alchilica idrofobica completamente fluorurata nella molecola, generalmente costituita da 4 a 16 atomi di carbonio, e da un gruppo idrofilico. La  particolare struttura di queste molecole le rende particolarmente resistenti al degrado, per questo motivo i composti PFAS presentano un’elevata persistenza ambientale. Della vasta famiglia di sostanze perfluorate comprese nei PFAS, quelle che rivestono un particolare interesse a causa della loro larga diffusione sono i cosiddetti PFOS (acido perfluorooctansulfonico) e i PFOA (acido perfluorooctanoico).

 

Sono pericolosi?

I PFAS nell’organismo umano hanno una capacità di bioaccumulo, con effetti tossici di varia natura, in particolare fanno parte della famiglia di sostanze definite come “interferenti endocrini” in quanto sono in grado di interagire con la funzionalità delle ghiandole ormonali. L’elevata idrosolubilità motiva la diffusa presenza di queste sostanze nell’ambiente idrico, che rappresenta quindi un importante veicolo di contaminazione, assieme ad alcuni alimenti come il pesce.

 

Dove si trovano?

Il D.Lgs 31/2001 riguardante la qualità delle acque destinate al consumo umano non prevede il controllo dei PFAS, sostanze per le quali non sono stati quindi fissati valori limite di concentrazione, mentre alcuni paesi come Germania, Regno Unito, Paesi Bassi e gli Stati Uniti hanno fissato a livello nazionale le concentrazioni massime tollerabili per PFOA e di PFOS nell’acqua potabile. La nuova direttiva europea, che andrà a breve a sostituire la 98/83/CE, contempla i PFAS nella nuova lista di parametri, considerandoli inquinanti emergenti e indicando i seguenti valori limite: PFAS (singolo) =  0,10 µg//L; PFAS (totali) =  0,30 µg//L.

Tuttavia la protezione della qualità delle acque prevede anche il rispetto di elementi chimici che possono rappresentare potenziali fattori di rischio, anche se non espressamente considerati dalla normativa; queste indagini ambientali hanno permesso l’identificazione dei PFAS nei corpi idrici di varie zone d’Italia, con concentrazioni particolarmente elevate in Veneto. Alcuni territori risultano in assoluto i più contaminati a livello nazionale, la presenza di queste sostanze nelle falde e nei corsi d’acqua superficiali è stata rilevata con concentrazioni di decine di µg/L in una vasta area tra le provincie di Vicenza, Verona e Padova.

 

Come si eliminano?

Le tecnologie più efficaci per la rimozione dall’acqua dei PFAS sono l’osmosi inversa e l’adsorbimento con carboni attivi, ed è proprio grazie all’installazione di filtri a carbone attivo granulare che i gestori d’acquedotto hanno riscontrato un notevole successo nella riduzione delle concentrazioni di PFAS nelle reti idriche di alcune zone interessate.

Ovviamente l’efficienza degli impianti di potabilizzazione e i controlli degli Enti preposti giocano un ruolo determinante sulla garanzia della qualità dell’acqua erogata e, conseguentemente, sulla tutela della salute dei cittadini. Tuttavia anche il consumatore può fare la sua parte. Le tecnologie impiegate su scala industriale sono infatti disponibili anche per l’ambito domestico. L’adozione di specifici sistemi di trattamento al punto d’uso, oltre a migliorare l’acqua del rubinetto dal punto di vista organolettico, può garantire anche un margine di sicurezza maggiore attraverso la rimozione di determinati inquinanti. In questi casi è particolarmente importante affidarsi ad aziende del settore serie e competenti, che sappiano consigliare la tecnologia più appropriata per la problematica specifica.

Dott. Giorgio Temporelli