Impianti di trattamento POU: quali parametri controllare?

Richiesta inviata alla segreteria tecnica da parte di un’azienda associata:

Con l'aumentare della richiesta di erogatori per ufficio e scuole vi è un panorama non chiaro sulle analisi da dover operare per il corretto mantenimento dell'erogatore. 

Di fatto soprattutto quando ci sono enti di distribuzione acqua territoriale che operano l'installazione e la supervisione di questi impianti vi è la tendenza forse ad esagerare con i parametri di controllo, creando quindi una situazione di stallo operativo dovuta dalla tipologia del prodotto (il quale spesso non producendo litri presenta una carica batterica particolarmente alta). 

L'opposto invece accade spesso quando vi sono enti come Comuni che per avere un basso costo di manutenzione chiedono addirittura di non operare analisi di controllo.

L'argomento è molto eterogeneo e sicuramente difficile da uniformare tuttavia sarebbe apprezzato se l'associazione potrebbe esporsi e stilare una specie di "linea guida" con una lista di parametri MINIMI consigliati da monitorare ed una relativa possibile frequenza MINIMA di controllo di questi parametri di laboratorio ?

 

Risposta:

Il DM 25/2012 prevede che, a seguito di un trattamento dell’acqua al punto d’uso, vengano mantenute le caratteristiche di potabilità, come stabilite dai parametri e relativi valori di riferimento dei vari allegati del D.Lgs 31/2001.

La legge non prevede, nello specifico, quali parametri analizzare e nemmeno la frequenza dei campionamenti e delle sanitizzazioni da effettuare.

Un’indicazione in merito è riportata nel MCPI per gli impianti di trattamento dell’acqua potabile nei pubblici esercizi redatto da AIAQ nel ottobre 2017, dove nell’Allegato A, punto 8 si precisa che:

“Le analisi sull’acqua potabile erogata a seguito del trattamento debbono essere eseguite da soggetto autorizzato ed i risultati devono essere determinati da laboratorio accreditato, iscritto nel registro nazionale.

Risulta necessario attenersi alle modalità di prelievo, conservazione e trasporto dei campioni definite dalle normative vigenti, eventualmente integrate da procedure specifiche del laboratorio.

A livello di parametri risulta necessario analizzare con cadenza almeno annuale: Escherichia coli, enterococchi, colore, torbidità, sapore, odore, pH, conduttività.

Quale parametro indicatore della corretta gestione dell’impianto risulta necessario estendere i controlli anche alla carica batterica totale a 22° (con medesima cadenza dei precedenti).

Inoltre devono essere individuati e monitorati parametri peculiari dell’area geografica ove è installato l’impianto (come ad esempio l’Arsenico per la zona del viterbese o dei castelli romani o i valori di PFAS in Veneto).

Inoltre in caso di presenza a monte dell’impianto di trattamento di un serbatoio di accumulo, utilizzato durante l’anno in maniera discontinua si ravvisa la necessità di effettuare una misurazione del Cloro libero in uscita dal serbatoio stesso al momento dell’utilizzo successivo ad un lungo periodo di potenziale presenza di acqua ferma nel serbatoio stesso.

Infine, qualora l’impianto non venga utilizzato per un lungo periodo (superiore a 60 giorni), al fine di verificare l’eventuale proliferazione batterica dovuta all’acqua ferma, si ravvisa la necessità di effettuare la ricerca di Pseudomonas aeruginosa e carica batterica a 22°, oltre i controlli citati in precedenza per la manutenzione ordinaria.”

 

Per le scuole, ma anche per tutti gli erogatori self-service, sarebbe opportuno proteggere i punti di erogazione al fine di evitare contatti accidentali, con mani o borracce che potrebbero veicolare batteri e virus (purtroppo anche il COVID 19).

Si raccomanda infine che gli impianti siano dotati di sistemi UV per ottenere una garanzia ulteriore di disinfezione dell’acqua; tale accorgimento diventa particolarmente necessario nei  casi in cui nell’impianto siano presenti filtri a carbone attivo.