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Apparecchi per il trattamento dell’acqua potabile, dispositivi medici e detrazioni fiscali

Si susseguono le segnalazioni alla nostra Associazione di una pratica commerciale scorretta messa in atto da numerose aziende del settore trattamento acqua, che vendono i propri impianti con la promessa dello sgravio fiscale dell'80% prevista per i dispositivi medici.
Ci sembra doveroso quindi fare un po’ di chiarezza su questa tecnica di vendita che rischia di mettere in cattiva luce anche le aziende che operano nel pieno rispetto delle regole. 
Le apparecchiature per il trattamento dell’acqua potabile sono disciplinate dal Decreto 7 febbraio 2012, n. 25 e non possono essere commercializzati come dispositivi medici. 
apparecchiature per il trattamento dell’acqua potabile
La direttiva 93/42/CEE, recepita con il decreto legislativo 24 febbraio 1997, n. 46, definisce infatti “dispositivo medico: 
- uno strumento,
- un apparecchio,
- un impianto,
- una sostanza,
- o altro prodotto,
usato da solo o in combinazione, compreso il software informatico impiegato per il corretto funzionamento, e destinato dal fabbricante ad essere impiegato nell’uomo a scopo di:
  - diagnosi, prevenzione, controllo, terapia, o attenuazione di una malattia,
- diagnosi, controllo, terapia, attenuazione o compensazione di una ferita o di un handicap,
- studio, sostituzione o modifica dell’anatomia o di un processo fisiologico,
- intervento sul concepimento,
purchè non eserciti l’azione principale nel o sul corpo umano, cui è destinato, con mezzi farmacologici o immunologici, né mediante processo metabolico, ma la cui funzione possa essere coadiuvata da tali mezzi.”
 
Il Ministero della Salute si è più volte espresso in tal senso rispondendo a quesiti posti da singole aziende o privati e ha ritenuto di intervenire con particolare incisività per quanto concerne l’utilizzo delle apparecchiature per il trattamento dell’acqua in ambiente ospedaliero.
 
Pertanto, un impianto per il trattamento dell’acqua potabile non può essere considerato dispositivo medico, quindi apporre il logo del Ministero e il marchio CE sulle confezioni e sul materiale pubblicitario di tali apparecchiature, nonchè il richiamo alla possibilità di sgravio fiscale sono da considerarsi pratiche erronee e ingannevoli. L’agenzia delle entrate ha pubblicato, ed è liberamente consultabile sul sito, l’elenco dei dispositivi medici il cui costo è detraibile al 19% dal reddito imponibile, e, ovviamente, i dispositivi di trattamento dell’acqua non sono ricompresi.
Alcune tipologie di dispositivi, se istallati nell’ambito di una ristrutturazione impiantistica più complessa, come ad esempio gli addolcitori, possono rientrare in “pacchetti di efficientamento energetico” di un immobile con la possibilità di sgravi fiscali dal 50 al 65% a seconda della tipologia di intervento, detraibili in 10 anni nella denuncia dei redditi.
Qualunque affermazione che si discosta da quanto sopra rappresenta, pertanto, una dichiarazione ingannevole e illecita al fine di indurre a un acquisto con la promessa di vantaggi che non potranno essere mantenuti.
 
 
Rossella Colagrossi, Giorgio Temporelli